PICTURIN 2012

Ospedale Amedeo di Savoia

Il 5-6-7 luglio è stata dipinta la facciata di un padiglione dell’ospedale Amedeo di Savoia in corso Svizzera. Un comprensorio nato alla fine dell’Ottocento, un polo di riferimento regionale per la diagnosi e la cura delle malattie infettive. L’intervento è stato realizzato da due artisti torinesi: Spek e Zork. L’Ospedale viene progettato alla fine dell’800 quando, per far fronte alle epidemie di vaiolo e colera che avevano colpito Torino nel 1884, il Municipio decide di realizzare una nuova struttura per permettere l’isolamento dei malati contagiosi, collocandola su un’ansa della Dora sul limite esterno della Cinta Daziaria del 1853. Alla raccolta di fondi partecipano anche il re Umberto I e il complesso viene intitolato al suo defunto fratello, il Principe Amedeo di Savoia. La struttura viene inaugurata il 1° gennaio 1900. L’Ospedale, forte della sua centenaria attività di studio, è oggi centro di riferimento regionale per le malattie infettive; è il più importante presidio ospedaliero della Regione Piemonte in grado di rispondere alle richieste sanitarie e assistenziali dei soggetti affetti da AIDS. I laboratori garantiscono analisi di complessità uniche in Piemonte, come nel campo dei prioni e delle legionelle. Inoltre è in prima linea in tutte le grandi emergenze: mucca pazza, SARS, febbre aviaria e antrace. Costruita su progetto degli ingegneri Tommaso Prinetti e Michele Bongioanni, la struttura dell’Ospedale si compone di un insieme di padiglioni indipendenti, seguendo la concezione tardo-ottocentesca della rigorosa suddivisione dei malati per patologia. Le visite dei parenti ai ricoverati avvenivano medianti i balconi esterni che circondavano gli immobili e permettevano il contatto attraverso le finestre. Questi balconi esterni, ormai non più utilizzati ma conservati su tre dei padiglioni originari, sono una delle peculiarità dell’edificio che testimoniano la concezione ottocentesca dell’ospedale infettivo. Nel corso del Novecento l’Ospedale subisce diversi ampliamenti strutturali. Nel 1934 viene costruito un nuovo padiglione dedicato al prof. Adolfo Casassa: la struttura rappresenta una svolta nella tecnica edilizia per questa tipologia. Il padiglione permette di ospitare, in condizioni di assoluto isolamento pur in uno stesso ambiente, individui affetti da malattie infettive diverse, grazie alla creazione di piccoli scomparti.

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